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Via Londra 14 -
CASELLA POSTALE 29 - 46047
Porto Mantovano (MN), Italy |
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Archivio filatelico |
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Asta 129 QUEL TRENO PER CUMA |
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Correva l’anno 1973 – e correva in fretta, maledizione, come mi accorgo oggi a soli 35 anni di distanza – quando sul mitico Notiziario ASIF, sui numeri fra il 121 e il 126, Roy A, Dehn e io pubblicammo quello che fu il primo, esteso, e alquanto documentato articolo su Gli uffici ambulanti e natanti ricevendo complimenti a destra e a manca. Anche se poi scoprii che ben pochi dovevano averlo realmente letto, visto che in vari continuano a dire che i “bolli lineari di stazione” venivano applicati da fantomatiche “collettorie di stazione”, visto che la ventina di vere collettorie di stazione furono istituite nel 1893 e dotate di normali annulli a data. Comunque mi ha sempre intrigato la storia di questi uffici postali mobili, sistemati su treni, battelli, piroscafi e in seguito anche su auto e altri veicoli, in speciali carrozze o scomparti attrezzati per bollare, controllare e smistare durante il viaggio la posta prelevata alle varie fermate. Il primo ambulante iniziò a viaggiare in Gran Bretagna nel 1837 sulla linea Liverpool-Birmingham, mentre il primo italiano entrò in funzione il 1º giugno 1855 sulla linea Torino-Genova. Oggi in Italia non esistono più, abbandonati da una decina d’anni in favore di più moderni sistemi di trasporto e lavorazione della posta. E il risultato si vede! Fino alla 2ª guerra mondiale era quasi un’abitudine per molti andare alla stazione a imbucare sul treno, nella cassetta del vagone speciale dell’ambulante; grazie anche alla doppia distribuzione la corrispondenza di solito arrivava al destinatario in giornata. Oggi, con il ben più inquinante trasporto su ruota o via aerea, c’è da leccarsi i baffi se arriva il giorno dopo. La storia e l’attività di questi specialissimi uffici si può leggere in diretta dai documenti dell’epoca, precisi, esaurienti e con tutta l’attendibilità del testimone diretto. Il primo documento italiano che ne parla è l’Istruzione speciale provvisoria del 1861, al capo XIX: “Gli Ufizi ambulanti differiscono dagli altri solo perché non hanno distribuzione al Pubblico né maneggio di denaro, essendo semplicemente Ufizi di transito. Gli Ufizi ambulanti prendono il nome dei due punti estremi della linea che percorrono, mettendo pel primo quello del luogo di partenza. Sono perciò provvisti di doppio bollo a data, cioè uno per l’andata e l’altro pel ritorno. Ogni Ufizio ambulante ha una buca dove il Pubblico può impostare le lettere al momento del passaggio del treno, la quale viene vuotata prima della formazione del dispaccio per la stazione viciniore. La buca, entrando il treno o il piroscafo su territorio estero, dovrà esser chiusa. Si trovano pure cassette fisse o portatili presso le principali stazioni,” il cui contenuto è consegnato all’ambulante, che trattiene quello che gli spetta e rende il resto all’ufficio locale. “Alle lettere raccolte si apporrà dalla parte dell’indirizzo il bollo dell’Ufizio non che quello nominativo,” ovvero il bollino lineare, “quando si abbia, della stazione ove furono impostate. Negli Ufizi ambulanti all’uso della ceralacca è sostituito quello dei suggelli gommati” per evitare l’uso del fuoco e quindi possibili incendi. “Debbono pure esser provvisti di una quantità sufficiente di francobolli per soddisfare alle domande che possono esser loro fatte. Agl’Impiegati in servizio sugli Ufizi ambulanti è vietato di distribuir lettere e giornali a chicchessia ed in qualunque luogo, senza un’espressa autorizzazione della Direzione compartimentale” nonché “d’incaricarsi anche gratuitamente di commissioni di trasporto di merci o gruppi. Sono autorizzati solo a portar seco il sacco da notte, contenente vestiario o altri oggetti di loro uso esclusivo.” E su quest’ultimo punto erano intransigenti: nel 1866 “alcuni serventi” che trasportavano clandestinamente “dei sacchi ripieni di cavoli-fiori per farne commercio… furono puniti colla temporanea ritenuta dello stipendio”. E in un decreto ministeriale del 15 marzo 1861 con le Istruzioni ai Capilinea degli Ufizi ambulanti si precisa che “il personale di ogni ambulante si compone di 4 Ufiziali e due Serventi, i quali prestano servizio alternativamente. Il servizio giornaliero di ciascun Ufizio verrà fatto da due Impiegati almeno e da un Garzone, alternandosi in guisa che dopo un viaggio di andata e ritorno ciascuno di essi abbia 24 ore di riposo.” Curiosa anche la storia dei bolli di ambulante. Poiché risultavano alquanto generici, figurando solo il nome o gli estremi della linea, a metà ’800 fu appunto prevista da parte degli ambulanti l’apposizione su ogni corrispondenza di un secondo bollo, lineare, indicante la stazione in cui era stata prelevata. Però questo avvenne abbastanza regolarmente solo fino all’introduzione dei bolli numerali, quando gli addetti cominciarono a ritenere eccessiva l’apposizione di 3 bolli per ogni lettera. Inoltre, come s’è visto, su ciascuna linea era previsto un annullo per l’andata e uno per il ritorno; quando sulla stessa linea agivano più ambulanti, essi erano distinti da un proprio numero, mentre una lettera indicava i vari turni o i diversi impiegati. Da quando anche i messaggeri furono dotati di propri bolli (e fu tutta un’altra storia, anch’essa molto appassionante), quelli degli ambulanti ebbero sempre l’indicazione AMB. o NAT per distinguerli. |
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Franco Filanci |
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